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Pozzallo. Pensione anticipata dei marittimi: c’è il rischio di una beffa. I pericoli evidenziati dalla Camera del Lavoro

"L'inserimento nella tabella dei lavori gravosi della categoria dei MARITTIMI per un possibile anticipo dell’andata in pensione potrebbe rivelarsi l’ennesima beffa per una intera categoria che da anni reclama il riconoscimento previdenziale per un lavoro faticoso, pericoloso e usurante, come quello svolto dai lavoratori del mare è.
Già nel 2016, in occasione della redazione della cosiddetta APE SOCIAL, la CGIL aveva fortemente sollecitato l’inserimento delle mansioni marittime nell’allegato 1, senza tuttavia che il Governo desse l’assenso.
L’accordo che si è concretato in queste settimane e che entrerà in vigore nel 2018 (accordo fortemente criticato dalla CGIL per le mancate risposte in termini di previdenza, lavoro, giovani, pensioni ) prevede ora un primo riconoscimento ma solamente se concesso da un “ COMITATO SCIENTIFICO” chiamato a valutare caso per caso e in relazione a criteri ancora del tutto da definire.
Infatti la possibilità di andare in pensione anticipata SOLO PER POCHI MARITTIMI è legata al fatto di poter dimostrare di aver navigato almeno sette anni negli ultimi dieci: una vera assurdità!
E potendolo fare, come si fa a calcolarlo? Lo sbarco per avvicendamento come si determina? L’indennità di disoccupazione viene persa? Il turno particolare di una società avrebbe gli stessi requisiti di un CRL?
Varrebbe per i marittimi o solo per alcuni, dato che non ci sarà la navigazione nazionale perché i fattori di stress più evidenti emergono sulle rotte internazionali? Questi fondati dubbi creano un solco tra quanto si può spacciare come una grande vittoria (come qualche sigla sindacale si è sbracata nel dire) e quello che si deve ancora conquistare, considerato anche che la copertura economica prevista in bilancio è molto, molto esigua.
Come CGIL noi continueremo a lottare perché nella LEGGE DI STABILITA’ 2018 si garantiscano più fondi e perché i criteri dell’accesso anticipato in pensione anche per tutti i marittimi siano più elastici e meno rigidi, al contrario cioè di quanto imposto dal Governo e dalle forze politiche che lo sostengono.
E’ vero che siamo riusciti ad aprire un varco (quello di considerare anche il lavoro marittimo un lavoro gravoso, come abbiamo rivendicato in uno dei punti della piattaforma alla base della grande Manifestazione nazionale del 17 marzo a Roma) ma è necessario che la lotta unitaria dei marittimi continui fino al pieno soddisfacimento del bisogno della categoria: poter andare in pensione anticipatamente ed avere un giusto riconoscimento economico e non una pensione di fame!” 

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