PENSIONE

Grazie alla collaborazione del Direttore Provinciale di Napoli del patronato ANMIL, Pasquale De Delectis, parte la nuova rubrica dedicata al servizio pensione.

Verranno pubblicati articoli sulla pensione per i marittimi e le eventuali problematiche.

Per eventuali dubbi è possibile inviare una email a  [email protected]

Inoltre per per qualsiasi informazioni o disbrigo pratiche ( gratuitamente ) posso rivolgersi alla sede:

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Riforma pensioni: Quota 98. Doppia flessibilità e 62 anni

DI RICCARDO VALLE

Una nuova proposta di Riforma delle pensioni arriva dal doppio meccanismo di Quota 98 e Quota 101. La prima destinata a addetti a mansioni gravose con un'età minima di 62 anni, l'altra per tutti gli altri con un'età di 64 anni. Pregi e difetti di ciascun meccanismo del sistema, a doppia flessibilità in uscita, sono ravvisabili in questa nuova ipotesi di riforma.

Flessibilità è la parola chiave che domina in queste settimane (e dominerà in quelle future) i tavoli di confronto fra Governo e Sindacati. La data del 31 dicembre 2021 è vista come il momento cruciale in cui la sperimentale Quota 100 andrà in pensione, lasciando spazio a una nuova forma di pensionamento che dovrebbe garantire flessibilità in uscita e scongiurare il temutissimo scalone dei 5 anni che si verificherebbe al ripristino della Legge Fornero.

Un sistema pensionistico sempre più orientato verso il metodo di calcolo dell’assegno di tipo contributivo, è mosso dal principio del ‘più versi, più avrai’. Più il lavoratore rimane occupato, cioè, e più il suo assegno nel momento in cui andrà in pensione avrà un importo alto. È pertanto indispensabile offrire al contribuente la libertà (flessibilità) di scelta del momento in cui uscire dal mondo del lavoro.

Il nodo che sorregge i negoziati di queste settimane dovrebbe essere il giusto compromesso fra le istanze delle parti sociali a difesa del lavoratore e dei suoi diritti di futuro pensionato da una parte, e le esigenze del Governo dall’altra, attento a trovare una via di uscita verso una Riforma pensionistica che addolcisca il più possibile l’impatto sui conti pubblici e sia sostenibile negli anni a venire. Il tutto senza dimenticare l’occhio vigile dell’UE molto attento in materia, a seguito del Recovery Found.

Sono in studio molte ipotesi che tentano di trovare un equilibrio fra età anagrafica ed età contributiva. In queste ore sembra prendere forza l’idea di una doppia flessibilità in uscita, una destinata a chi svolge lavori gravosi, l’altra per tutti gli altri.

Pensione e doppia flessibilità in uscita con Quota 98 e Quota 101

Una delle proposte più recenti messe sul tavolo da CGIL, CISL, UIL e Governo sembra essere la doppia flessibilità in uscita che sarebbe garantita dalla compresenza di due meccanismi differenti, uno destinato ai lavoratori che operano in condizioni usuranti e gravose, l’altro a cui si atterrebbero tutti gli altri futuri pensionati.

Quota 98 (o forse 99) fa riferimento alla somma di 62 anni di età anagrafica minima e 36 anni contributivi, requisiti che il lavoratore dovrebbe avere per ricevere l’assegno. L’età sarebbe la stessa della Quota 100, varierebbero invece gli anni di lavoro che dai 38, sempre della Quota 100, scenderebbero a 36. Questa prima forma di meccanismo pensionistico sarebbe destinato agli addetti delle attività di lavoro cosiddetto gravoso che già conosciamo, perché le stesse dei beneficiari dell’APE Sociale, pensione precoce e Quota 41. Da tempo si discute, inoltre, di estendere il numero di queste categorie di lavoro usurante ad altre occupazioni, anche in relazione ai rischi sanitari legati all’emergenza Covid-19.

Questo primo meccanismo della Riforma pensionistica, non avrebbe penalizzazioni sull’assegno mensile, o potrebbe comportarne in minima misura.

L’altro meccanismo che andrebbe a completare il nuovo sistema pensionistico 2022, si rivolge a tutti gli altri lavoratori che non rientrano nelle categorie svantaggiate sopra citate.

Riforma delle pensioni con Quota 101 per tutti gli altri lavoratori

L’altra faccia della Riforma pensionistica ipotizzata, vedrebbe nella Quota 101 la nuova uscita flessibile per i lavoratori che dal primo gennaio 2022 si affacceranno alla pensione. Se Quota 98 è destinata a soggetti che svolgono attività considerate logoranti, Quota 101 include tutte le altre figure di lavoratori che non rientrano in questa categoria, e con un minimo di 64 anni di età anagrafica e 37 anni contributivi, potrebbero accedere al sistema pensionistico ipotizzato.

Rispetto alla Quota 100, per questa categoria di lavoratori, la nuova soluzione sul tavolo dei negoziati rappresenta sicuramente un passo indietro. Se con Quota 100, l’età minima pensionabile è fissata a 62 anni, con Quota 101 questa salirebbe a 64. Gli anni contributivi, invece scenderebbero di un anno, da 38 e 37. Dal punto di vista dell’assegno pensionistico mensile percepito, la Quota 101 prevederebbe penalizzazioni percentuali sullo stesso assegno, o in alternativa decrementi derivabili da un ricalcolo contributivo.

Il famoso e temutissimo scalone di 5 anni che alle condizioni attuali di Quota 100 verrebbe a determinarsi il primo gennaio 2022, sarebbe dunque ridotto di due anni. Alla scadenza dei tre anni sperimentali di Quota 100 i lavoratori si troverebbero cioè ad affrontare l’unica soluzione pensionistica disponibile, la riforma Fornero, con un ingresso alla pensione di vecchiaia a 67 anni, con soglie fisse e senza alcuna forma di flessibilità. Quota 101 mitigherebbe questo passaggio riportando l’età minima a 64 anni e rendendo il passaggio meno ampio e doloroso, pur con qualche penalizzazione, anche in termini di importo dell’assegno mensile. Chi andrebbe in pensione dal primo gennaio 2022 dovrebbe attendere, rispetto a chi si è ritirato entro il 31 gennaio 2021, soltanto 3 anni anziché 5 come accadrebbe se tornasse in vigore la Riforma Fornero.

I lavori gravosi che danno accesso alla pensione Quota 98

L’ipotesi di Riforma sul tavolo dei negoziati fra Governo e Sindacati che prevede la Quota 98, riconosce come potenziali fruitori del trattamento pensionistico i lavoratori addetti a mansioni particolarmente gravose che rientrano nel seguente elenco:

operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici,
conduttori di gru e di apparecchi di sollevamento, conduttori di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni,
conciatori di pelli e di pellicce,
conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante,
conduttori di mezzi pesanti e camion,
professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni,
addetti all’assistenza personale di persone non autosufficienti,
insegnanti di scuola dell’infanzia e educatori degli asili nido,
facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati,
personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia di uffici ed esercizi commerciali, nei servizi di alloggio e nelle navi,
operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti,
operai agricoli specializzati e non specializzati,
operai specializzati della zootecnica,
operai non qualificati nell’agricoltura e nella manutenzione del verde,
operai non qualificati addetti alle foreste, alla cura degli animali, alla pesca e alla caccia,
pescatori della pesca costiera, in acque interne, e in alto mare,
siderurgici di prima e seconda fusione, conduttori di forni ed altri impianti per la lavorazione del vetro, della ceramica e di materiali assimilati,
marittimi imbarcati a bordo: marinai di coperta e operai assimilati,
personale viaggiante dei trasporti marini ed acque interne.

Le altre opzioni di riforma delle pensioni

In questi ultimi mesi ci siamo ormai abituati a leggere proposte di Riforma pensionistica alternative alla Legge Fornero, ormai sempre più prossima.

Il percorso di rinnovamento pensionistico è partito dall’ipotesi di confermare la Quota 100 alla scadenza del suo triennio sperimentale, rendendola definitivamente operativa. La proposta sembra però ormai scartata per la sua scarsa sostenibilità economica.

Sono stati proposti allora nuovi meccanismi pensionistici alla ricerca di un giusto equilibrio fra conti dello Stato, esigenze europee ed esigenze del lavoratore (l’ordine qui è puramente casuale!), in nome di quella flessibilità di cui tanto si parla. Si è provato a valorizzare sistemi di uscita anticipata già in vigore, come Opzione Donna e Ape Sociale, tentando di adattarli all’intera platea di lavoratori.

La stessa Quota 41 per alcune settimane è stata l’osservata speciale, soprattutto da parte di alcune forze politiche, e vista come la potenziale soluzione di riforma, qualora venisse estesa a tutti i lavoratori, invece di essere destinata ai soli precoci e svantaggiati come lo è attualmente. Non dimentichiamo, inoltre, come i Sindacati sembrano gradire molto i 41 anni contributivi di questo meccanismo, se adattati a tutti i lavoratori e associati ai 62 anni di età minima di uscita. Da parte del Governo, però, Quota 41 non è vista di buon occhio perché difficilmente sostenibile economicamente, già dai primi anni, rispetto ad altri sistemi.

Nelle ultime ore, il calendario dei negoziati fra Governo e CGIL, CISL e UIL si sta facendo sempre più fitto e le proposte avanzate prendono via via forme più vivide e definite. Uno degli ultimi meccanismi che sembra riscuotere un discreto numero di consensi è la Quota 102, che garantirebbe flessibilità in uscita con 64 anni di età e 38 di contribuzione, e con penalizzazioni per ogni anno fino al raggiungimento del traguardo dell’età pensionistica di 67 anni. Meccanismo inedito, questo, che fino a oggi non ha mai trovato applicazione per nessuna categoria di lavoratori.

Soltanto i prossimi mesi sapranno offrirci qualche risposta a riguardo della Riforma delle pensioni 2022, che nelle intenzioni del Governo dovrebbe riuscire a mettere d’accordo esigenze dei lavoratori e conti pubblici, e garantire una sostenibilità del sistema pensionistico almeno per i prossimi dieci anni.

I VOSTRI DUBBI, LE VOSTRE DOMANDE, RISPONDE L'ESPERTO

Rubrica curata dal dott. Pasquale De Delectis

TUTTO PENSIONE LE DOMANDE DEI NOSTRI LETTORI

 

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07-02-2019


Oggetto: Domande pensione.

Buongiorno gentile avvocato. Dall'Inps non ricevo risposte e ne chiarimenti da mesi su tre mie domande di pensione effettuate tramite patronato. Un'anticipata di macchina, inabilità di navigazione ed una invalidità ordinaria. Per l'invalidità ordinaria son stato chiamato a visita il 31 Agosto 2018, non ho mai avuto risposta anche recandomi allo sportello in cui avevo effettuato la visita medica, loro dicono che hanno inviato all'ufficio preposto alle pensioni, il 6 ottobre, ma in quello sportello gli risulta solo la data di arrivo del verbale della visita. So come legge che l'inabilità di navigazione non è compatibile con l'IO 222/84. Ora gli vorrei chiedere , se mi accordassero la pensione anticipata di macchina sarebbe compatibile con la pensione d'invalidità ordinaria?
La ringrazio dell'attenzione. Cordiali saluti
Simula Angelo.

Buonasera, spero di essere chiaro, innanzitutto non comprendo il motivo della pensione anticipata di macchina, perché la prestazione sotto l’aspetto economico è identica alla pensione ordinaria di inabilità marittima, peraltro tutte le prestazioni che lei ha elencato sono incompatibili tra loro.
Cerco di fare sintesi
Le prestazioni erogate dall’ex cassa previdenza marinara ( Anticipata di Macchina ed Inabilità Marittima )sono liquidate esclusivamente con contributi derivanti da attività marittima che sono:
Navigazione effettiva, prolungamenti, servizio militare, disoccupazione a seguito di sbarco, mentre i contributi da lavoro a terra vengono riconosciuti per le prestazioni liquidate nel regime Ago.
In conclusione le consiglio di rinunciare alla pensione anticipata di macchina e farsi liquidare la pensione di inabilità marittima poiché tale prestazione le spetta di diritto essendo stato riconosciuto non idoneo permanentemente ai servizi di navigazione se poi Inps la riconosce invalida ai sensi della legga 222/84, si provvederà alla liquidazione di un unica prestazione con tutta la contribuzione utile sia per il diritto che per la misura, se invece risulterà non invalido allora prenderà la pensione di inabilità marittima e i contributi di terra li potrà chiedere al compimento dell'età pensionabile per la vecchiaia con la trasformazione della Pm in vo ai sensi e per gli effetti della legge 413/84 articolo 36.
Cordiali Saluti
Pasquale De Dilectis
Patronato Anmil Napoli 

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06-02-2019

Gent.ssimo Dott. Delectis sarei grato se mi potesse dare delle delucidazioni in questo labirinto di leggi e norme. Beneficio di una pensione di inabilita', in attesa di una ultima riconferma di assegno ordinario di ' riconosciutami ricorso legale. ho beneficiato di tale assegno per 6 anni,in attesa come detto di riconferma, mi pongo alcuni quesiti.

Ho 66 anni il 6 marzo prossimo,ex marittimo, ma con anche circa 11 anni di contributi a terra, per un totale accreditatomi di 1909 settimane utili(1) da quando leggo al riguardo dell'assegno ordinario di invalidita', sembra che i periodi beneficiati, e non lavorati,possano contribuire a raggiungimento di requisiti(ma non al fine di contabilita') e Le Chiedo: si possono quindi sommare ai 1909 settimane e trasformare in pensione di vecchiaia? Tengo a far presente di rientrare nelle categorie precoci,o Gravosi. Mi costa tanto non beneficiare dei contributi non marittimi che allo stato attuale non mi conteggiano per circa 300€ in meno,sempre in attesa di riconferma ,quali scenari intravede alla luce di nuove norme,affinchè percepire la somma come da assegno ordinario comprensivo di tutto. Mi permetta di esprimerle i miei complimenti per le sempre cortesi e competenti risposte. Distinti saluti

Claudio M.

 

Buonasera, purtroppo le devo dire che fa un po’ di confusione:

Lei è titolare di assegno ordinario di invalidità pertanto, attualmente, sta percependo una prestazione data da tutti i contributi che le ha versato ( marittimi - Terrà- figurativi ). 

I periodi di godimento drll’assegno possono essere considerati al momento della trasformazione dell’assegno di invalidità in pensione di vecchiaia se non avesse raggiunto il limite minimo previsto dalla normativa previdente, cioè 20 anni, peraltro, altresì, le faccio presente che detto riconoscimento sarebbe utile solo al diritto ma non al calcolo, quindi non c’è nessun beneficio economico.

Per quando riguarda gli scenari nel suo caso avrà diritto alla trasformane dell’assegno di invalidità in vecchiaia al compimento del 67esimo anno di età e le preannuncio che difficilmente avrà diritto ad un beneficio economico maggiore rispetto a quello che già le viene erogato.

Per quando concerne le categorie precoci o gravose il ragionamento è molto complicato e nel suo caso non applicabile, semplicemente essendo in pensione da più di sei anni non ha requisiti richiesti ( 7 anni negli ultimi 10 di vita lavorativa).

In conclusione non ci resta che attendere ancora un po’..  

Cordiali Saluti 

Pasquale De Dilectis